L’amico di mio padre

Questa storia risale a qualche anno fa. L’estate in cui compii 18 anni, andai con la mia famiglia, in Puglia. Siccome la nostra macchina era al completo, mia madre mi disse che avrei viaggiato con Paolo (un collega di mio padre) che, essendo single, aveva tutto lo spazio necessario. Inizialmente protestai perché non è che mi piacesse tanto. Mi era sempre parso un pochino rude. Era un vero orso: alto circa un metro e ottantacinque, sodo e muscoloso, sulla cinquantina, con la barba nera folta e una voce profonda. Somigliava a uno di quelli che si vedono nei porno gay muscolosi.
Il percorso per la casa delle vacanze durò circa due ore. Mi cadde l’occhio sul cavallo dei suoi pantaloni e ne rimasi attratto per tutto il viaggio. Era imponente.

Quando arrivammo a destinazione, tutti andarono al mare, fatta eccezione per lui, che doveva inviare delle e-mail, e io che volevo stare con lui. Curvo sulla scrivania, mostrava la schiena enorme che desideravo poter toccare.
Quando finì di lavorare, troppo stanco per il mare, salì camera a cambiarsi. Mi appostai dietro la porta (so che non avrei dovuto!). Scelse delle mutande bianche dalla valigia, si cambiò. Io riuscii a guardarlo per un solo secondo, e che dire: era perfetto! Un cazzone enorme, nulla da invidiare ai cazzi neri gay, con una cappella rossa rossa, un culo duro come marmo, e cosce da urlo. Quanto mi sarebbe piaciuto farmi prendere da lui…

Si accorse che ero lì e mi tirò dentro la stanza. Mi prese la mano e se la poggiò addosso. Cazzo! Continuammo a toccarci in silenzio.  Mi tolse la maglietta e si sfilò i pantaloncini. Era un uomo stupendo. Poi lui si tolse anche gli slip e lo vidi: un cazzo gigantesco. Mi inginocchiai e cominciai a lappare la sua cappella. Lui mi afferrò e indirizzò il ritmo della mia testa.

-Succhia, succhialo tutto.
Continuai con il pompino per un bel po’, fino a quando non mi spinse sul letto

-Allora sei proprio voglioso. Preparati!
Mi spinse verso lo schienale del letto, iniziando a leccarmi il culo. Sputò e iniziò a leccare, lentamente, facendomi sentire la sua lingua bollente sul mio culetto. Sputò ancora una volta, e prese a scoparmi con la lingua.  Volevo solo che non smettesse mai di farmi godere in quel modo. Quindi si alzò, e mi mise il pene tra le natiche, facendomelo sentire per bene.
-Ora vedrai come ti faccio godere!
-Sono la tua troia. Scopami ora!
Mi poggiò la cappella sul culo, e seppi che sarebbe stata una sensazione senza pari. Cominciò con calma, lentamente. Sapevo che il suo scopo era farmi pregare. Quando cominciò a fare sul serio, persi la testa. Avevo il mio grande culo aperto in due, che non voleva altro che essere preso ancora

-Vai, continua, sfondami.
-Che culo da puttanella! Continuerei fino a domani!
Alla fine anche lui non ce la fece più e iniziò a urlare senza sosta, grugnendo di piacere.

-Ora ti sborro tutto!
Dopo avermi inculato a fondo, mi diede una sculacciata e mi venne sul viso!

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